Come Agrighianda, una piccola azienda agricola delle Marche ha creato il primo sott’olio di portulaca presente nel mercato italiano e non solo.
Da erba infestante a vero e propria esperienza gourmet: la portulaca oleracea o erba porcellana sta vivendo una riscoperta importante e fondamentale nella cucina italiana.
Cos’è la portulaca oleracea e perché dovresti mangiarla.
La portulaca è un’erba spontanea molto presente negli orti naturali ma che cresce anche nelle crepe dell’asfalto, sui vai dei terrazzi, insomma un po’ ovunque.
Non va confusa con la portulaca ornamentale che fa i fiori più grandi e alcune volte non è edibile.
La portulaca, o erba porcellana, è un’erba incredibilmente resiliente, resistente e che ben si adatta alle sfide dell’agricoltura in questi tempi di cambiamenti climatici, eventi atmosferici estremi, ondate di calore infinite, siccità e piogge torrenziali improvvise.
I nostri nonni mangiavano la portulaca già molti anni fa, soprattutto fresca in insalata: dal sapore leggermente acidulo e sapido ha una consistenza succosa, croccante quando in pieno sviluppo vegetale.
Il tesoro della Portulaca
Il vero tesoro che racchiude la portulaca ed il motivo per cui dovresti mangiarla è quello che contiene: è una delle fonti vegetali più ricche d Omega-3 ma anche di Vitamina C, antiossidanti e sali minerali quali potassio e magnesio.
Dall’orto al vasetto: la mia sfida
Prima però va fatta una premessa:
L’ agricoltura oggi è molto cambiata, anche rispetto a pochi anni fa e molto cambierà nei prossimi anni.
Ora la grande agricoltura estensiva condotta coi metodi convenzionali, sempre uguali negli ultimi 50 anni, soprattutto in Italia inizia a mostrare i suoi limiti.
La perdita di ambienti naturali come corridoi verdi, fossi, siepi etc ha portato ad una perdita di biodiversità importante ed un costante impoverimento del suolo.
L’agricoltura rigenerativa, quella che pone al centro la qualità del suolo e dell’ ambiente ci invita a dare valore a nuove e vecchie pratiche agricole.
E allora mentre zappavo ecco l’idea.
Qualche anno fa stavo zappando nell’orto tra le file di cipolle, penso, non ricordo bene.
Il caldo di giugno era notevole ma c’era un bel venticello ed era quasi ora di fare una pausa per pranzo.
L’erba che stavo eradicando era in gran parte proprio portulaca. La zappavo e la lasciavo seccare al sole.
Ne ho presa un po’ per l’insalata a pranzo e ho pensato: che spreco! Un’erba così incredibile, resistente, resiliente e piena di proprietà organolettiche e nutrizionali seccata al sole, trattata come uno scarto.
Da scarto a risorsa
Nella mia visione, la produzione agricola su piccola scala ha un vantaggio enorme che se ben sfruttato ci può dare tanto: lo spreco zero.
E’ anche da questo principio che nascono altri prodotti Agrighianda, come le polveri di cavolo nero o rapa rosa ed è da questo principio che è nata la ricerca su come conservare la portulaca.
In quei giorni di giugno sono andato a casa con varie quantità di erba porcellana, l’ho cotta, bollita, bagnata in aceto: le ho fatto veramente di tutto.
Dopo tantissime sperimentazioni e prove ho finalmente trovato una prima bozza di ricetta e, trovato anche un laboratorio di trasformazione, ho fatto i primi lotti.
La prima portulaca sott’olio in Italia
E’ così che è nata la prima portulaca sott’olio, dall’idea di non sprecare nulla, di valorizzare quanto più possibile la ricchezza delle nostre piante, delle specie selvatiche.
Ne è venuto fuori un prodotto versatile, saporito che rappresenta pienamente le sfide che l’agricoltura ci pone davanti: valorizzazione del territorio, adattamento ai cambiamenti, resilienza.
Ora dalla ricetta originale ho fatto tante altre prove, tante modifiche e al momento la proposta della portulaca è in due versione: ai tre pepi (pepe nero, bianco e rosa) e al peperoncino.



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